Il “miracolo” di San Gennaro.


Il
Sangue di San Gennaro


di Antonio
Ruggeri

 


Le
fonti narrano che San Gennaro venne martirizzato a Napoli, nel quarto secolo
dc. Il giorno dell’anno, realmente o convenzionalmente stabilito, è il 19
Settembre. Si dice che il Santo morì per decapitazione, e che un po’ del suo
sangue venne conservato in due piccole ampolle tonde sigillate, di vetro.
Tali venerati contenitori sarebbero poi scomparsi dalla circolazione per
circa un migliaio di anni, ed esattamente fino al 1389. In quella data, si
registra il primo prodigio del sangue del martire, avvenuto nella stessa
Napoli. Il miracolo, come tutti ben conoscono, consistette nel fatto che il
contenuto ematico delle due ampolle, sebbene solidificatosi nell’arco dei
secoli, tornò, per breve tempo, al proprio stato liquido. Da allora, ogni
anno, alla fatidica data del 19 Settembre, il Vescovo di Napoli impugna i
sacri contenitori vitrei: se il sangue del Santo al loro interno si liquefa,
ne viene tratto un ottimo auspicio per la città partenopea e, forse, per
l’intera umanità; in caso contrario, l’auspicio è incontrovertibilmente
negativo. Inutile dire come il suddetto fenomeno ponga non pochi dubbi,
meraviglie, ed interrogativi. La scienza, infatti, ci dimostra come il
sangue umano, se chiuso in vitro per un certo periodo, solitamente si
coaguli, senza più tornare al proprio stato liquido. Ma anche quando dovesse
rompersi il coagulo ( con conseguente liquefazione ), ciò potrebbe avvenire
una tantum: senza alcuna possibilità, dunque, di ulteriore ritorno alla
coagulazione iniziale. Il sangue conservato di San Gennaro, invece, sta
misteriosamente continuando, nel corso dei secoli, a solidificare ed a
liquefarsi più volte.


La
questione è stata recentemente oggetto dell’attenzione del Prof Luigi
Garlaschelli (in foto), dell’Università di Pavia. Per tentare di
interpretare il mistero, egli parte, preliminarmente, da alcune
constatazioni storiche. L’accademico fa innanzitutto notare come, nella
Napoli del quattordicesimo secolo, molti furono i miracoli similari a quello
del sangue di San Gennaro. La qual cosa, fra l’altro, era molto ben vista
dai monarchi napoletani di allora, i quali, per una propria forma di
captatio benevolentiae verso la sudditanza, sponsorizzavano più che
volentieri ogni forma di pietas popolare  ( fino al punto di fare edificare,
nel capoluogo, la nuova costosissima Cattedrale – quella, appunto, dedicata
al culto di San Gennaro – ). Ma un’altra forza, oltre a quella del
devozionismo religioso, era preponderante nella Napoli dell’epoca: la
cultura alchemica. Questa, fortemente avversata dal Papato, trovava,
viceversa, una certa
tolleranza
presso la monarchia napoletana ( tanto che Napoli fu, per lungo tempo, un
sicuro ed ospitale rifugio per moltissimi alchimisti, altrove perseguitati
). Premesso ciò, il Prof Garlaschelli avanza una suggestiva quanto probabile
ipotesi: potrebbe ritenersi che il sangue di San Gennaro, rivelatosi per la
prima volta prodigioso nel 1389 – ovvero in piena epoca alchemica -, sia in
qualche modo frutto di una manipolazione da parte di qualche abile
alchimista? L’ipotesi, in effetti, non sarebbe del tutto infondata. Il suo
autore, d’altronde, l’ha fortemente avallata, ricorrendo ad alcuni
significativi esperimenti di laboratorio. Premettendo che, secondo
Garlaschelli, non è detto che il liquido nelle ampolle di San Gennaro sia
effettivamente sangue ( dato che la Chiesa non ne ha mai permesso la
completa analisi ), lo scienziato è riuscito a riprodurre in laboratorio una
sostanza simile ad esso, la quale, se agitata, riesce a passare facilmente
dallo stato solido al liquido, e viceversa. Tale sostanza viene ottenuta,
dal Garlaschelli, tramite il miscuglio di elementi abitualmente adoperati
dagli antichi alchimisti. Nella fattispecie, il riprodotto “ sangue di San
Gennaro “
sarebbe
il combinato di acqua, carbonato di calcio ( ottenuto dalla macerazione di
gusci d’uova ), cloruro di sodio, e molisite ( eventualmente, ma non
obbligatoriamente, mischiata a sangue umano o animale ): il tutto contenuto
in ampolle vitree, simili, per forma e dimensioni, a quelle custodenti la
reliquia ematica del martire partenopeo. La molisite – per chi non ne avesse
mai sentito parlare – è una sostanza di origine vulcanica, che gli antichi
alchimisti del luogo rinvenivano agevolmente sulle pendici del Vesuvio. Il
risultato ottenuto chimicamente da Garlaschelli è, in definitiva, una
soluzione tissotropica artificiale. Le sostanze tissotropiche hanno la
caratteristica di mutare, se agitate, il proprio stato ( esattamente come,
nelle mani del Vescovo di Napoli, avviene annualmente per il sangue del
martire Gennaro, oggetto di “ liquefazione “ e di “ risolidificazione “ ).
Fondamentale è, affinché la tissotropia funzioni, che il movimento venga
impresso alle ampolle con un’energia modulata in un certo modo. Comunque,
per dovere di correttezza, bisogna anche segnalare che la sostanza ottenuta
dal Garlaschelli non riesce attualmente a mantenere le proprie
caratteristiche tissotropiche per un periodo superiore ai due anni ( mentre
il miracolo di Gennaro avviene ininterrottamente da quasi sette secoli a
questa parte ). Dobbiamo pensare che vada aggiunto, nella sua composizione,
qualche altro elemento, solamente familiare agli antichi alchimisti? Oppure,
più semplicemente, dobbiamo continuare a guardare il miracolo di San Gennaro
coi soli occhi della fede?


Marzo
2005

http://www.culturaepensiero.it/ilsanguedisangennaro.htm

La Chiesa non definisce un miracolo lo scioglimento del sangue di San
Gennaro, ma un fatto mirabolante ritenuto prodigioso dalla tradizione
religiosa popolare, essendo impossibile, allo stato dell’attuale
conoscenza dei fatti, un giudizio scientifico attestante la non
spiegabilità scientifica del fenomeno della liquefazione (si ricorda, a
tal proposito, che il giudizio di non spiegabilità scientifica della
commissione medica dell’apposita congregazione vaticana è condizione
necessaria perché del fatto sia ammesso il culto come "miracolo".)

http://it.wikipedia.org/wiki/San_Gennaro

Annunci
Categorie: Uncategorized | 4 commenti

Navigazione articolo

4 pensieri su “Il “miracolo” di San Gennaro.

  1. -Patty

    Ne ho sempre sentito parlare ma nn conoscevo la storia di questa tradizione che si ripete puntualmente.
    Buona serata, Antonio, sono sempre interessanti i tuoi post.
    Ciao

  2. Romantica

    Bel post non sai quante volte ci ho pensato a farlo anch’io,,,ma poi mi sfuggiva di mente. okkk
    Buona domenica. *_* 

  3. Stefania

    ciao da buona napoletana , trasferita in provincia purtroppo,ma sempre napoletana nel cuore posso solo dire che il tuo intervento è stupendo, studiai approfonditamente la storia di san gennaro un paio di anni fa in occassione di un esame con un madrelingua inglese per parlargli di una delle tradizioni più antiche della nostra città e la cosa lo stupì molto.. in effetti è davvero qualcosa di unico al mondo e noi naopoletani non ci rendiamo conto di tutto questo spesso e volentieri, cmq il tuo blog è davvero motlo interessatne ! spero mi inserirai tra gli amici , così mi ricorderò di venirti a fare visita più spesso.. ok?!!? grazie per la vistia! ciao a presto

  4. Pingback: Il sangue di San Gennaro e la posizione della scienza | UCCR

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: